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LA SPONDILITE ANCHILOSANTE

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Federica Casagrande

Presidente e Fondatrice dell'Associazione Una contro Tre

Cos’è? Come si presenta? Come si cura? Cosa comporta?…scopriamo assieme tutto quello che c’è da sapere su questa patologia.

La spondilite anchilosante è di una malattia infiammatoria a carico delle articolazioni della colonna vertebrale, la quale diventa meno mobile e flessibile con una conseguente limitazione dei movimenti a suo carico.

La sua causa è tutt’ora sconosciuta, ma si sa per certo che sono coinvolti determinati geni tra cui il più importante è l’HLA-B27: questo gene è coinvolto nell’attivazione del sistema immunitario contro le articolazioni, riconoscendole erroneamente come materiale estraneo e scatenando l’infiammazione che caratterizza appunto la spondilite anchilosante.
Altri fattori non genetici che aumentano il rischio di sviluppare la spondilite anchilosante sono:

– sesso maschile: infatti stranamente colpisce più frequentemente gli uomini che le donne, tendenzialmente tra i 20 e i 40 anni d’età;

– psoriasi o parenti di primo grado affetti da psoriasi;

– malattie infiammatorie croniche intestinali.

La spondilite anchilosante ha come sintomo principale la lombalgia di tipo infiammatorio, ovvero un forte mal di schiena a livello lombare che persiste da tempo e peggiora di notte a riposo, causando rigidità mattutina e migliorando con il movimento.

Oltre alla colonna vertebrale possono essere coinvolte anche le articolazioni sacroiliache, ovvero quelle tra osso sacro e bacino, e le inserzioni di tendini e legamenti sulle ossa, dette entesi, soprattutto a livello di tallone e cartilagini costali.

Le complicanze della spondilite anchilosante sono diverse sia per la sede in cui compaiono sia per la loro gravità:

– uveite: infiammazione dell’occhio che si manifesta con dolore, aumentata sensibilità alla luce e visione annebbiata;

– difficoltà respiratoria per il coinvolgimento delle ossa a livello toracico;

– infiammazioni dell’aorta, che può subire alterazioni tali da coinvolgere anche la valvola aortica.

Detto tutto ciò ovviamente si capisce quanto sia importante una diagnosi precoce, che si ottiene non solo con la visita reumatologica, ma anche grazie a una combinazione di esami di laboratorio e radiografici.

Purtroppo ad ora non esiste una cura definitiva per questa patologia dolorosa ed invalidante, ma alcuni farmaci possono rallentarne il decorso e ridurre notevolmente l’infiammazione, riducendo di conseguenza i dolori che provoca.

Per fare ciò si possono usare i farmaci anti infiammatori o i farmaci anti-TNFa.

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