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LA MALATTIA DI CROHN

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Federica Casagrande

Presidente e Fondatrice dell'Associazione Una contro Tre

Il morbo di crohn, ultimamente ridefinito come malattia di Crohn, è caratterizzato da un’infiammazione cronica dell’intestino, che può colpire la parete di tutto il tratto gastrointestinale, dalla bocca all’ano.
Nella maggior parte dei casi colpisce principalmente l’ileo (l’ultima parte dell’intestino tenue) e il colon.
Le ulcere intestinali che sono manifestazioni dell’infiammazione, se non curate possono a lungo termine causare stenosi (restringimenti intestinali) o fistole. Tali complicanze richiedono spesso un trattamento chirurgico.
Predisposizione genetica, fattori ambientali, fumo, alterazioni della flora batterica intestinale e della risposta immunitaria sono tra le cause che possano scatenare l’infiammazione intestinale; questa malattia  può manifestarsi in maniera diversa a seconda delle localizzazioni intestinali interessate. I sintomi più frequenti sono diarrea cronica (persiste per più di 4 settimane), anche notturna, associata a dolori e crampi addominali, talvolta con perdite di sangue misto alle feci, e con febbricola, oppure con dolori articolari, o con altre manifestazioni non intestinali.

Ma come si arriva alla diagnosi?
Ci sono diversi esami a cui sottoporsi per poterla diagnosticare e, successivamente, monitorare:
– Colonscopia: serve a valutare lo stato della mucosa intestinale e a valutare se, a livello microscopico, ci sono aspetti tipici dell’infiammazione acuta e cronica;
– Cromoendoscopia digitale o con coloranti in vivo: sono tecniche aggiuntive in corso di colonscopia che permettono di visualizzare con maggior dettaglio le aree sospette per displasia del colon nei pazienti con una malattia a localizzazione colica e di lunga durata;
– Ecografia addominale con studio delle anse intestinali: non invasiva, si effettua per escludere o diagnosticare complicanze e per il monitoraggio durante le cure;
– Entero-RMN (ovvero una risonanza magnetica addominale con mezzo di contrasto): permette di localizzare l’infiammazione, di valutare eventuali complicanze e di valutare l’estensione e l’attività infiammatoria.
– Entero-TC con mezzo di contrasto: ha lo stesso valore diagnostico della risonanza, ma espone ai raggi X;
– Esofagogastroduodenoscopia: serve a valutare se esiste una localizzazione di malattia a livello della parte alta dell’intestino.
– Enteroscopia con videocapsula è una metodica endoscopica utile per diagnosticare lesioni del piccolo intestino che non sono accessibili con la colonscopia; non permette di fare biopsie e c’è il rischio di ritenzione in caso di stenosi intestinali;
– Risonanza magnetica della pelvi: per lo studio di eventuali raccolte o fistole dei tessuti peri-anali;
– Esplorazione chirurgica sotto anestesia: va impiegata in casi selezionati di morbo di Crohn perianale; è diagnostica e curativa nello stesso tempo.

I trattamenti post diagnosi di Malattia di Crohn, i quali hanno ovviamente l’obiettivo di spegnere l’infiammazione intestinale comprendono:
– antibiotici intestinali: vengono utilizzati quasi esclusivamente in caso di complicanze;
– steroidi sistemici o a bassa biodisponibilità: con una potente azione anti-infiammatoria su tutto l’organismo, mulano la risposta immunitaria;
– azatioprina o la 6-mercaptopurina: farmaci immunosoppressori che inducono la morte di parte dei globuli bianchi attivati, responsabili dell’infiammazione;
– metotrexate: agisce come immunosoppressore distruggendo buona parte dei globuli bianchi attivati
– farmaci biologici: sono anticorpi monoclonali che bloccano selettivamente alcune delle molecole principali responsabili dell’infiammazione;
– cellule staminali mesenchimali adulte umane allogeniche espanse: estratte da tessuto adiposo per il trattamento delle fistole perianali complesse e refrattarie alle altre terapie;
– chirurgia: serve a rimuovere le complicanze irreversibili della malattia di Crohn quando i farmaci non hanno spazio terapeutico;
– farmaci sperimentali.

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